caro Futuro ti scrivo

lo so. Per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono ancora stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c'eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due.  Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell'amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente. Incosciente. Pensavo all'Infinito e a te, allora Presente.

 

Un'idea contro una Tossicodipendenza  (1)

 

Un'idea contro una Tossicodipendenza  (2)

 
 

L'immagine si riferisce ad una iniziativa della "per Damasco" contro la Tossicodipendenza. Nella realtà locale di quel fango ho mosso solo una qualche infinitesimale, e delebile, increspatura, In quel settore assistenziale, un nulla ero all'inizio e un nulla sono rimasto. Tanto più, perché amico di tutti ma partigiano di nessuno, tanto più, perché più portato al pensiero (un esempio in Accademia Vita) che alla concreta realizzazione, tanto più, perché "è un bravo ragazzo, ma..."..

Un'idea contro una Tossicodipendenza  (3)

 

 

 

 

Sarà anche perché ogni scaraffone è bello a mamma soia, ma a me, questo Richiamo contro piaceva (e piace)  moltissimo. Nessuna proibizione o allarme: solo com_passione, nel senso di condivisione della pena che è nel vivere, comunque si viva.. Potevo andare avanti con idee come queste? E infatti, non sono andato da nessuna parte. Al più, ho "battuto il passo", ma a qualche referente della piazza del Bene ho anche rotto le palle. Non ero amato, sopportato, piuttosto. Ero gestibile, si, ma non ad occhi chiusi. E siccome si capiva, non usabile. Anche perché a mia volta fuori. Non tanto di testa (anche se non ci scommetterei) ma dagli schemi sociali. E va beh!

 

Quando con_fusa, la Sessualità può naturalmente formare e/o culturalmente deformare.

 

Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è maschile il principio che determina ciò che deve o non deve essere naturalmente, culturalmente e spiritualmente proiettato della vita propria o altra. Per quello che sente, secondo ciò che sa in ciò che è, è femminile il principio che determina ciò che deve o non deve essere accolto (naturalmente quanto culturalmente e spiritualmente) della vita propria e altra. In ciò che è Uomo ed in ciò che è Donna, " vita ", è stato di infinite corrispondenze fra gli stati maschili della determinazione e i femminili dell'accoglienza. L'Uomo, dunque, é maschile secondo quanto la sua determinazione proietta (sia essa vita naturale, culturale quanto spirituale) ed é femminile secondo quanto culturalmente e spiritualmente accoglie di ciò che ha determinato. La Donna, invece, è femminile secondo quanto accoglie la vita naturale, culturale e spirituale ed è maschile secondo quanta vita proietta la sua determinante accoglienza. Se è ben vero che la sessualità si può nominare per generi, è anche vero che nell'essere " vita " vi è il genere universale che contiene ogni particolare. Data l'universalità del genere " vita ", generare vita secondo la Cultura dell'individuale Natura è il principio di vita, del genere della sessualità naturale, culturale e spirituale di ogni vita della vita. Secondo questo principio, ogni genere di Natura sessuale che persegua la Cultura dell'universale genere della vita, è normale a se e normale al Principio della vita: la vita. Dati questi principi, ogni Natura che fissi (e/o venga fissata) in un nome particolare, condiziona (o si condiziona) la sua evoluzione. Condizionando una vita di nome particolare, anche fosse allo scopo di tutelare la manifestazione di quel dato particolare, comunque si sosta quell'essere presso quel nome. Sostandolo, nel contempo si arresta ciò che si vuole evolvere. Da ciò, non può non conseguire che la Cultura " Gay " della realtà culturale umana di una data tendenza sessuale (lo specifico vale per tutti i generi sessuali) è sostanzialmente e formalmente inficiata dalla negazione che si procura alla universale Cultura della persona, quando la si contiene nei dettami detti da una " normalizzazione " che esprime la sua regola esistenziale sulle basi di un genere sessuale, culturalmente convenzionale se aderente a precostituiti principi.

 

a Franco G.

 

I pesi dalla Tossicodipendenza. Al Comitato, Tossicodipendenti "No_Rischio"

 

Mi sto domandando da un po' di tempo perché sento in maniera particolare il peso del compito che mi sono prefisso presso di voi. Ascoltando le mie emozioni ne ho tratto due possibili ipotesi:


* la tossicodipendenza assorbe così tante energie che fa finire la vitalità di chi si occupa del problema;


* la vitalità di chi si occupa del problema può essere finita (nel senso di assorbita, come di terminata e/o deviata) da strumentali questioni che nulla hanno a che vedere con la tossicodipendenza in sè ma che possono essere correlate o alla sua risoluzione o la suo giro.

 

E' chiaro che delle ipotesi non sono risposte; solo dei riscontri oggettivi trasformano una chiara ipotesi in una chiara risposta. E' altresì chiaro che non mi aspetto tanto presto che le mie sensazioni siano confermate da oggettivi riscontri. Allora, cosa posso fare o non fare nel frattempo? Serenamente non lo so. Come avete avuto modo di constatare ogni tanto sparisco. E' la mia maniera di posare il sacco dei problemi: di tirare il fiato. Se tirare il fiato serve, non basta però a risolvere il non solo problema personale. Tanto è vero che ambedue mi si rappresentano ogni volta ritorno fra di voi. In attesa di capire più distintamente quello che ora vivo confusamente vi rendo noto il mio desiderio di uscire dal Comitato e di tornare in strada. Questo non significa che ritiro la mia disponibilità al Gruppo ma che sono a sua disposizione da esterno.

 

C'è voluto il suo tempo ma ho dovuto rendermi conto che, salvo eccezioni, le mie lettere erano giornalisticamente impubblicabili. In più casi non a torto, ma non mi era possibile non scrivere quello che sentivo, e quello che sentivo era un grido che ha imperato sulla mia ragione per anni. L'ho travasato negli scritti più di quanto mi piaccia ammettere. Quando le ho scritte ero straripante. Me ne rendevo conto ma riuscivo a fermarmi, solo quando le emozioni che sentivo si erano tacitate. Dovrei rivedere tutti i miei scritti, ma per farlo dovrei tornare a immergermi nelle emozioni che li hanno motivati: generalmente inquinate dalla mia scolastica ignoranza, oltre che dalla caterva di dissidi (personali e no) fra il giusto e no. Non me la sento. Non ancora. Non so quando. Certamente un po' alla volta. Forse.

 

Un medico, odiernamente molto noto e con incarico sociale_politico di rilevanza nazionale ha definite "scoregge" le mie scritture. Devo dire che le ha dette così dopo avermi chiesto se ero suo amico, e dopo avergli risposto che lo ero ma con riserva di giudizio. Non posso non rilevare, tuttavia, che anche le sue pubblicazioni soffrivano di quella tipologia, considerato che per la veloce evoluzione delle conoscenze dell'AIDS, i testi che pubblicava erano superati già in tipografia. Per i miei, invece, non è ancora detto. Siccome errare è umano e sperare anti agonico, ho spostato i bagagli in perdamascoinblog.wordpress.com e una parte in www.faceook/perdamasco