caro futuro

 

Per te sono uno sconosciuto, e tu per me sei un tempo che intravedo a distanza, eppure, non posso fare a meno di fartelo capire. Sono anni che tento di sedurti. Non mi sono stancato e non mi hai stancato. Sarà perché ho iniziato ad intendere che c'eri anche tu nella mia vita quando eravamo belli tutti e due.  Adesso, è vero, anche tu, come me, hai le borse sotto gli occhi, tossisci la mattina, e di notte dormi con fatica, ma appena mi sveglio non posso non pensarti e, miracolo dell'amore (giustizia, non cecità) desiderarti come ti desideravo, quando, pur non avendo nessuno dei due ne tosse e ne borse, ti addormentavi sempre prima di me. Io, stavo lì. Non assente. Incosciente. Pensavo all'Infinito e a te, allora Presente.

 

 C'è voluto il suo tempo ma ho dovuto rendermi conto che, salvo eccezioni, le mie lettere erano impubblicabili. In più casi non a torto, ma non mi era possibile non scrivere quello che sentivo, e quello che sentivo era un lamento che ha imperato sulla mia ragione per anni. L'ho travasato negli scritti (ero straripante) più di quanto mi piaccia ammettere. Me ne rendevo conto ma riuscivo a fermarmi, solo quando avevo raggiunto il silenzio nella mente: possibile ma non di certo facile. Dovrei rivedere tutti i miei scritti, ma per farlo dovrei tornare a immergermi nelle emozioni che li hanno motivati: generalmente inquinate dalla mia scolastica ignoranza, oltre che dalla caterva di dissidi: personali e no. Non me la sento. Non ancora. Non so quando. Certamente un po' alla volta. Forse. Intanto,

Una parte delle Lettere e alcune Note le ho collocate nella pagina

 

 Vitaliano Gazzabin  in  FaceBook

e una parte maggiore in

 

 Lettere "per Damasco"

perdamascoinblog.wordpress.com

 

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