Norma e Normalità

Avevo usato l'immagine  in una versione del sito di secoli fa. Riprendendo lo scritto, mi sono reso conto che è inseparabile dall'immagine. Senza, infatti, mi cade il "cappello" della lettera, e mi si impasticcia tutto quanto. Ho mantenuto anche il titolo di allora: "Con "Principato e Religione", non me ne voglia neanche la Donna se ho usato un'immagine maschile per rappresentare uno spirito guida."

"Con "Principato e Religione", non me ne voglia neanche la Donna se ho usato un'immagine maschile come collegamento fra pagina e pagina, o elevando il pensiero, fra vita e vita. Con questo non voglio dire che dal mio principio maschile è escluso quello femminile. L'elemento "Donna"  nell'Uomo, infatti, è dato dalla capacità di accogliere, mentalmente e spiritualmente, vuoi ciò che ha determinato la sua vita, vuoi ciò che dell'altra vita, (o la vita nel suo complesso), gli determina di accogliere. Per il diverso ma complementare principio, l'elemento "Uomo" nella Donna è dato dalla capacità di determinare ciò che culturalmente e spiritualmente è da accogliere, vuoi per interessi della sua vita, vuoi per interessi di altra vita, vuoi per interessi della vita nel suo complesso. La vita, però, è lo stato di infiniti stati di vita, quindi, la Figura maschile e/o femminile, ha infiniti stati di determinante o di accogliente volontà di vita. Gli infiniti stati di determinazione ed accoglienza, femminili nel maschile e maschili nel femminile, compongono gli infiniti caratteri maschili e/o femminili dell'Uomo e della Donna.

 

Nella Figura maschile e/o femminile, il prevalere di un dato carattere, (il determinante o l'accogliente), forma della sua identità culturale - sessuale: maschile o femminile, come femminile nel maschile o maschile nel femminile.

 

Al punto:

 

se, vita, è lo stato di infiniti stati di vita;

 

se il principio della vita è il bene;

 

se l'identità sessuale maschile o femminile, (come femminile nel maschile o maschile nel femminile), è data dalla sua forza sessuale detta dal prevalente stato di vitalità e di vita;

 

se, la norma non può essere data dal carattere sessuale, (in quanto, al principio, vi fu vita in quanto Bene e non un suo orientamento) non si può non trarne che una conseguente logica, e cioè, indipendentemente da ciò che si è e si ama, si è normali operando vita dando del bene, e, si è anormali operando contro la vita  non dando del bene. Il punto dolente della sessualità giudicata socialmente e/o culturalmente, e/o religiosamente non normale, quindi, non è l'essere (di per sé, bene) ma il fare: nel bene e/o nell'errore secondo l'orientamento morale, non, quindi, secondo l'orientamento sessuale. Per quanto sostengo, oltre ai Normalizzatori e la Donna, non me ne voglia neanche chi pratica il dolore, l'errore, e l'altrui "fatica di vivere", allo scopo di ricavarne bandiere politiche, crociate morali, o auto elevanti missioni religiose."