lettera all'ordinario

Cortese signore:

 

In queste pagine sostengo i principi che conformano e confermano L'identità  personale, sociale e spirituale sulla base di tre inscindibili stati della vita che ho ritrovato tornando da capo:

 

Natura

 

 

Cultura

Spirito

 

Al principio, la parola è l'emozione della vita che dice sé stessa. Trova sé stesso chi si cerca nell' emozioni di altra vita? Per parti, forse. In toto, non direi. Tanto meno, se vede un mondo che non lo convince più. Ho detto il già detto, allora, (sui ritrovati principi della vita se ne parla già da secoli) non solo per recuperare quanto il pesante vissuto aveva totalmente lacerato, (i sensi e i significati del bene, del vero, e del giusto nella mia vita) ma anche per il bisogno di dire di nuovo, i sensi e i significati del bene, del vero e del giusto della vita in cui agivo (e agisco) e della vita in cui siamo. Anche il quanto già detto sulla vita, infatti, faceva parte del lutto da superare; era stato il maggior confluente nella situazione, infatti. Ho iniziato questo lavoro nella primavera del 1991 senza sapere da che parte cominciare, e tanto meno dove o quando finire, come dove andar a finire. Sapevo solo che dovevo scrivere ciò che sentivo. In quel periodo pativo un lutto molto pesante, e da seguire non avevo altro che quel dolore. Era un dolore con moltissime voci. Mi parlavano tutte, quelle emozioni, chi piano e chi urlando, dandosi sulla voce, o saltando di palo in frasca. Per farla breve: un confuso e confondente manicomio! Da allora ad ora, non ho fatto altro che raccoglierle e ordinarle. Convinto di averlo finito non si sa quante volte fa, ho mandato in giro della roba allucinante! Ero io che l'avevo scritta ma neanch'io la capivo più! Succede quando si scrive secondo emozioni. Quando le si scrive tutto è immediatamente chiarissimo, ma non si riconosce più, anche l'appena scritto, non appena si raffredda l'emozione.

Mi ritrovavo allora a dover ricomporre delle stesure, che riconoscevo come "mie" solo qua e la: dove ero ancora in grado di ricomporle secondo conoscenza: mai bastante. Adesso ci penso sorridendo ma all'epoca da tagliarsi le vene! Ma tutto è bene quello che finisce bene, si dice. Le darò l’idea di parlare dell’alto (il Principio) come se ci andassi a pranzo molto spesso. L’ho potuto, solo perché ho basato la mia ricerca dei principi della vita sulle corrispondenze. Secondo le corrispondenze, quello che è di una Somiglianza è presente anche nell’Immagine. Così, visto che cercavo il "calcare", e che il calcare è lo stesso sia in un monte che in un sasso, ho capito l'immagine universale perché l'ho riconosciuta anche nel particolare. Chi ha detto “Così in alto, così in basso” deve aver fatto un ragionamento analogo, ma io l’ho svolto partendo dal basso. Ho trovato l’Alto strada facendo. Almeno credo. Quello che ora so, infatti, è solo quello che immagino. Ho letto la parabola di Nan – in, un sussidiario per bambini ma non più da bambino. Quella della famiglia in viaggio (in Chi ha orecchio intenda) non ricordo proprio. Giusto per precisare che non è  farina del mio sacco. L'ho usata lo stesso perché fanno intendere esattamente quello che si proponevano gli autori e che mi propongo io: far capire. Non cito gli autori perché non mi ricordo proprio se erano detti. Con la memoria che mi ritrovo! Comunque sia, rimango a disposizione. I miei studi sono titolati solamente dall’opinione altrui. Un paio indecise fra genio e follia, e molto variamente le altre.

 

 Vitaliano Gazzabin