perdamasco, chi?

 Affrontavo da tormentato la mia scolastica pochezza quando in Dante ho letto una licenza che ho fatto mia: nondimen rimossa ogni menzogna tutta tua vision fa manifesta e lascia pur grattar dov'é la rogna.

 

Influito da non poche emozioni ho scritto su tanto e di tutto.  Anche di che lasciarmi basito, visto che la mia conoscenza ha la caratteristica dell'Emmental. Giusto per dare l'idea di quanto sia stato complicato e contorto il cammino sulla mia strada, si immagini di essere invasi e pressoché sommersi da una caterva di sparpagliate emozioni; che sentite di doverle capire (non di meno ordinare, trovarvi senso, causa, motivo, finalità) perché quello che sentite e sapete della vita vostra e altra non vi sconfinfera più. Non per questo già sapete cosa aggiungere, togliere, modificare, tagliare, lasciare: così, per anni. Senza averne conoscenza (figuriamoci coscienza) ho iniziato questo viaggio la notte di Capodanno del 1985 con una storia privata. Nel proseguo delle faccende si è rivelata di fondamentale importanza. Terminato quella storia nel Febbraio del 1991, nella primavera dell'anno sono andato avanti con questa, pensandola e vivendola "a palpeto", come si dice in veneto quando si caccia rane negli stagni, e che è un modo altro per dire a caso, ma a storia scritta, tutto si è stato rivelato necessario.  Oltre alle mie peste racconto anche le mie corna. Non ho potuto non farlo perché in una seduta medianica (ci si creda o no, non è questo il punto) una presenza mi raccomandò di dire sempre la verità. Si riferiva ad una verità superiore? All'epoca non era fra i miei pensieri. Al più, e meglio adesso, conosco le mie verità. Si riferiva a quelle? Intimidito non l'ho chiesto, ma con il tempo ho imparato che la verità è una spada a doppio taglio, e che nessuno possiede la facoltà d'impugnarla per tagliare&separare il male dal bene (o il vero dal falso, come il giusto dall'ingiusto) senza ferirsi di verità, mentre ferisce di verità. Considerato questo, proseguo, pur temendo di risultare pesante e qualche volta ripetitivo, non tanto per ragionata necessità,  ma perché, in questa caterva di pagine non ricordo dove ho collocato il già detto. Infine, per dire la mia conoscenza ho dovuto conservare la mia ignoranza.

 

( a capo )

 

Chi conosce il proprio sé conosce il proprio signore.

(Attribuita al Profeta)

Siccome scrivo sotto influsso dell'emozione e, non sempre ho la padronanza della vita che quella mi suscita, può anche essere che se risulto ripetitivo, lo sono come chi percorre più volte la stessa strada perché non ha sentito bene il percorso che quella gli ha indicato. Le volte che comunque ho voluto proseguire senza ascoltarmi a sufficienza (più che altro spinto dal fatto che si teme di non avere vita/tempo sufficiente per completare ciò che si crede di dover fare) ho finito per scrivere quello che poi ho dovuto modificare, e/o chiarire, e/o cancellare. Rientrare da dove l'emozione aveva spinto la mia ragione all'epoca del lutto che mi aveva colpito non è stato semplice e ne facile; mi ci sono voluti anni. Rileggendo ciò che ho scritto, ogni tanto mi accorgo che vi sono punti nei quali sono ancora " fuori ". Ciò significa, che in quei punti l'emozione è ancora tale, che la mia ragione, tuttora, non riesce a percepirla con sufficiente padronanza. Non si rammarichi della sua semplicità di studente di agraria: mo' le dico la mia. Dopo le elementari in collegio, anno più anno meno verso i trentacinque, studiando alle serali ho conseguito la licenza media ed il biennio. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze " col c...., col c...., è tutto un altro andazzo " e alle ragazze che gridavano ai ragazzi " col dito, col dito, orgasmo garantito ", iniziai a perdere i capelli e cominciai il triennio.

Mi distinsi in religione, in un test dell'insegnante di Pedagogia nel quale risposi: " quasi sempre " o " quasi mai " alle sue domande e, perché mi si chiamava papà. Devo avere da qualche parte dell'Emilia una abilitazione ad una quarta superiore. O era la terza? Per amore di verità, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere con me stesso che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l'accettavo (capire e capirmi ) ho lasciato la scuola. Le iniziative dell'Associazione? Intanto, dopo la stesura della " Pedagogia ", quella degli scritti che le farò avere, dopodichè, divulgare sia l'una che gli altri. Come? Non ne ho la più pallida idea. D'altra parte, non avrei avuto neanche la più pallida idea di come contattarla, eppure, siamo in contatto. Questo significa che, di volta in volta, saranno le necessità e/o le occasioni a dirmi quali iniziative intraprendere. E' anche vero, a parte i costi editoriali che non potrei sostenere, che se volessi far conoscere maggiormente questo pensiero saprei da che parte girarmi ma, come lei sa bene, non ha senso seminare su terreni non arati.

 

( a capo )

 

Reale e ideale

 

In queste memorie di viaggio ho messo la parte ideale ma nondimeno quella reale. Il che vuol dire, che nel mio tutto è presente sia il lordo che la tara. Si consideri, tuttavia, che senza il mio viaggio reale non avrei potuto percorrere neanche quello ideale. Mi sono firmato Vitaliano_Perdamasco_Vitaliano, giusto per dire che, sia in queste pagine che nella mia vita,  sono Vitaliano quando percorro il mio reale, Perdamasco quando percorro il mio ideale, e ancora Vitaliano perché torno al mio reale. Perché tutto questo giro?! Perché l'operazione di rientro dall'ideale al reale  arresta quella sclerosi della vita mentale e spirituale che si manifesta come fanatismo. In una seduta medianica, la presenza che si disse Francesco (nulla a che vedere con quello d'Assisi) mi disse di dire tutta la verità! Cosa che ho fatto, se con la parte ideale intendeva raccomandarmi il racconto della parte reale. L'avrei fatto comunque. Pur possedendone la capacità, darla ad intendere non è mai stato fra le mie attitudini.

 

( a capo )

 

Non credo di essere pericoloso

perché sostengo di sapere chi è lo Spirito.

 

Lo Spirito è la forza della vita che corrisponde dalla relazione fra una Natura e la sua Cultura. Mi dirà: vedo una Natura, conosco la sua Cultura, ma, non vedo proprio nessun Spirito! Mettiamola così! Nessuno ha mai visto l’aria dentro una camera di gomma, pure, per suo mezzo, essa acquista la vita che ha. Si può dire, pertanto, che l’identità dell’aria, è la forma che essa da alla camera di gomma. Se l’identità dello Spirito è data dalla forma che fa assumere al corpo, e se un corpo è pieno di violenza, va da sé che è violento anche lo spirito che da vita a quel corpo. Dal momento che lo Spirito divino è tutto fuorché violento, (se lo fosse, avrebbe principiato il dissidio, non, la vita), di quale altro spirito è la forza che agisce il prevalente animo di Israele? Da buon razionalista mi dirà: di spirito umano, ovviamente! Ben vero, ma, Israele sa bene che non è lo spirito umano il Principio che ha eletto la sua vita, quindi, Israele, di chi è lo spirito che anche odiernamente emoziona il tuo spirito?

 

( a capo )

 

I sensi che l'amare dovrebbe conoscere o evitare

 

Ero di chiara ignoranza ma di istinto altrettanto chiaro, così, non subii alcun genere di trauma quando fui desiderato da un prete. I traumi iniziarono quando la cosa venne a conoscenza degli altri preti del collegio. Il prete amante fu avvertito di star più attento, ed io, fui isolato: visto con astio. Avevo l’età della terza elementare. Se proprio dovessi denunciare qualcuno, non il prete amante denuncerei, ma quelli che violarono la mia coscienza, penetrandola con il senso del peccato quando era ancora vergine del senso dell’amore.

 

( a capo )

 

L'idea che seguo

 

Come perdamasco e come persona, seguo l'idea cristiana del Padre (il Principio della vita sino dal suo principio) e l'idea del Principio è la vita:

 

Bene per la Natura

 

Vero per la Cultura

Giusto allo Spirito

 

Se lo stato che segna la verità che è della giustizia è lo Spirito e, lo Spirito è la forza della vita sino dal principio e, pertanto, del Principio, allora, procedendo oltre l'idea cristiana, perseguo il principio dell'idea del Principio: lo Spirito che ha dato forza all'idea.

 

( a capo )

 

La grazia divina

 

Non so cosa sia la grazia divina, però, qual cosina mi par di capire quando mi sento in pace con me stesso e con la vita.

 

( a capo )

 

Giusto per la Cronaca

 

Questa non è un lettera: è una conferenza spacciata per lettera! Peggio ancora, ma, purtroppo, è un confuso soliloquio. Avete presente quando si pianta una sonda per cercare l'acqua? Magari venisse subito limpida! Invece, prima viene il fango. Da me, sonda, è venuto fuori del fango per anni. Solo adesso sta venendo fuori dell'acqua. Non sempre potabile, per carità, ma, almeno, chiara. Ora, però, mi manca la forza che avevo quando davo fango pensando fosse acqua. Ci sarà ben della giustizia in tutto questo, ma, mi venga un accidenti, se capisco dov'è! Pubblico delle gocce pulite.

 

"Come Associazione e persona sono vicino a Dipendenti da tossico sostanze, in età variante dai 30 ai 40 anni. Sono età, nella quale il sapere e la vitalità si temperano nella riflessione personale. Tuttavia, su di loro imperano ancora le sostanze legale ed illegali. Sono imperi che mostrano la corda ai tossicodipendenti che le dico. Nel riconoscerne tutti i fili, (anche se nel non contrapporre azione di rigetto), sta, la loro maturità."

 

"Nella contrapposizione fra ciò e chi opera per il loro recupero, e ciò è chi opera per mantenere lo stato quo del tossicodipendere. la persona td. sta, come la corda del gioco. L'opera di trazione cui è sottoposta la personalità tossicodipendente, è sfibrante, logorante, angosciante. Se la "pera" ha tanta presa, è anche perché cura quegli stress."

 

"Non da meno stress, sono soggetti anche quelli che operano contro la Tossicodipendenza. Questi, si devono difendere da quello che il Tossicodipendente butta loro addosso."

 

Vi sono di quelli che si difendono, essendoci solamente con la professione. Incauti quelli che credono di essere difesi perché ci hanno messo la vita. Comunque sia, vuoi prima o vuoi dopo, ambedue i generi di comportamento vengono lesi dalla costante frustrazione, che, per servitù alla droga, il Tossicodipendente non può non provocare. Così, fra "tossici" e antitossicità, la droga inietta un'altra faccia del suo veleno: l'inimicizia. Sarà anche una inimicizia educata, amorosa, ma sempre velenosa, ed avvelenante, è."

 

"Volentemente nolente, il Tossicodipendente in questa situazione sente che tutto gli è nemico. Sia l'antisociale, (per quanto sia passivo - attivo complice), sia un Sociale, che non riesce ad essere sufficiente amico perché non sufficiente "pera".

 

"Non c'è pippa di ragione, che sappia dire la solitudine che è in questi casi. Solo il cuore lo potrebbe, ma, lo vendono a poco. Forse perché è considerato a livello frattaglia".

 

"Quindi, non rimane che la "roba". Il senso placenta che da, rimane un amico anche se sanno che li isola da qualsiasi alternativa. Se ne rammaricano ma finiscono per coprirsi, perché fuori, fa freddo."

 

"In attesa di capire che non si può osteggiare una intossicazione di quel genere, , o rimanendo da parte, o sostenendo una parte, o rinchiudendola in vari modi dentro una parte, il Tossicodipendente sta, senza arte e ne' parte, o si fa per continuare la sua parte, se non proprio l'arte."

 

"E' vero che il "farsi" è sod - disfarsi, ma è anche vero che è medicarsi, oltre che, identificarsi."

 

"I tempi e i respiri della vita non hanno nulla a che spartire con ideologie legali e/o terapeutiche. Ma le terapie sono costi e, i costi, rendono merce la vita. La vita trattata come merce, ci condanna a riprendere in carico, la vita che trattiamo come merce."

 

"L'unica virtù che non rende merce la vita, è la gratuità. Sarebbe una grandissima gratuità, già il capire, che se la droga è il piacere che fa male, in successione, è il male che solleva dal piacere che fa male."

 

( a capo )

 

La ragione del silenzio:

nessun potere durerà più di me.

 

Avevo intenzione di conservare questa lettera  come personale e associativo memento, perché, per quanto giusta, sentivo che non dovevo spedirla.  Tutt'ora, ho la stessa sensazione di allora. Fra me e questa questione, sotto, sotto, c'è qualcosa che non afferro. La riabilitazione di una vanità, e/o di una mia verità, e/o di un amor proprio offesi? Ho superato di peggio!  Se, "per Damasco" è via della coscienza di sé stessi, potrebbe essere che sia giusto pubblicarla, allo scopo di riabilitare la necessità della provocazione, come mezzo di rottura di un Costituito, (legale e/o politico, e/o quanto d'altro), che ferma il futuro? Questo, mi convince già di più. A proposito di coscienza! Che sia giusto pubblicarla per far capire, che non solo un potere può fermare il futuro, ma anche una figura, fissata in un tal amore di sé, da non tollerare alcun tipo di tocco? Se tutto quello che fissa la ragione è droga, allora, a maggior ragione la devo pubblicare: sono o non sono, contro ogni forma di intossicante dipendenza? La ragione è buona, tuttavia, non smuove alcuna emozione. A questo punto, decido di ascoltare la ragione del silenzio: nessun potere durerà più di me.

 

(Mi riferisco alla lettera "Giusto per la cronaca)

 

( a capo )

 

Sino ad ora

 

Dopo l'esperienza come Associazione (fatta bene e finita per più pochezze nel giro di un anno) non sono interessato a costituire alcunché. Non ho legittimato nessuno ad operare in mia vece: sia come autore che come pseudonimo. Non ho autorizzato nessuno, neanche per l'uso totale o parziale dell'opera, ma, per farlo, basta solamente chiederlo. Non è obbligatorio. Ad ognuno la sua civiltà.

 

( a capo )

 

I miei studi

 

Dopo le elementari in collegio, studiando alle serali, verso i trentacinque, (anno più anno meno), ho conseguito la licenza media e la prima superiore. Siccome errare è umano e ariete perseverare, in una scuola pubblica, in mezzo a ragazzi che gridavano alle ragazze " col c...., col c...., è tutto un altro andazzo " e alle ragazze che gridavano ai ragazzi " col dito, col dito, orgasmo garantito ", iniziai a perdere i capelli e cominciai il biennio. Mi distinsi in religione, in un test dell'insegnante di Pedagogia nel quale risposi: " quasi sempre " o " quasi mai " alle domande e, perché mi si chiamava papà. Molto francamente, se i miei studi sono proseguiti, più che alle mie capacità lo devo alla carità degli insegnanti. Quando non ho potuto non ammettere che la vergogna di accettarla era maggiore del fine per cui l'accettavo, (capire e capirmi), ho lasciato la scuola. Da qualche parte dell'Emilia devo avere una abilitazione ad una terza superiore.

 

( a capo )

 

La mia strada "per Damasco" all'inizio"

 

A causa della fine dell'Amato (destino che ho iniziato a conoscere la notte di Capodanno del 1985)  nel febbraio del 1991 mi sono ritrovato come si ritrovò l'Aretino Pietro: con una mano davanti e una di dietro. Solo ora, di qualche caso, un qualche volta ne sorrido, ma, all'epoca non c'era proprio nulla di che farlo. All'epoca, non avevo proprio idea di dove sarei andato a finire percorrendo la mia strada "per Damasco". Allora, ero solo un bendato dal pensiero convenzionale; bendato, vuoi dalla vita personale, vuoi dalla sociale, vuoi dalla canonica interpretazione del Cristo e del Padre. All'epoca avevo un furgoncino senza riscaldamento (giusto per non far mancare nulla al caso) ma lo stesso avevo deciso di festeggiare la notte andando in stazione a leggere un libro. C'era freddo, neve per terra, e nessuno a parte me e l'Amato sotto un albero davanti la chiesa della stazione. Era il suo compleanno; e se io non avevo voglia di festeggiare con amici e varie canonicità, lui altrettanto. Mancandomi l'Amato, mi mancò tutto, ma l'assenza del tutto che si ama (faccio ancora fatica a dire morte) non è assenza di vita; e per quanto ferita, la vita ti obbliga a guarire, ameno che, non  ci diventi vivere, la conservazione del dolore che c'è, come sostituto della conservazione dell'amore che non c'è. Non mi è mancata neanche questa fase, ma prima o poi si attenua se, è alla vita e non al dolore che rivolgiamo lo sguardo e gli intenti.

 

Alla guarigione ha certamente contribuito il bisogno di raccontare una storia che ho chiamato "per Damasco" per similitudine di incontro (indipendentemente dall'identità che si è dichiarata, che comunque è inverificabile) con uno spirito della vita: quello dell'Amato nel mio caso; l'incontro fu medianico. Proseguendo la mia strada e l'amorosa corrispondenza, però, ho sentito che il mio fato (l'Amato) non aveva per niente cambiato il suo intendere la vita; a questo ci è giunto con gli anni, e anche con i litigi (la sua forza sulla mia e il mio rifiuto di accettarla) che non sono mancati. Il mio procedere il percorso in compagnia dello spiritello ancora birbantello ma non più accettato come tale, m'ha portato ad incontrare lo Spirito della vita. E' accaduto, come accade quando, delusi da un amore, se ne cerca un altro, o non avendo un padre se ne cerca uno. L'incontro è stato culturale, ovviamente. Quindi, niente tuoni, niente lampi, niente magie e alberelli che prendono fuoco; è stato tutto un discorso (e qualche volta un pianto) fra la mia vita e la vita. L'incontro è stato anche spirituale, ma per quanto è possibile al mio spirito: ora tot, ora meno tot, ora più tot, ora niente tot. Adesso, sento il birbantello molto meno di prima e solo in certi casi. Avrà iniziato anche lui la sua strada, e visto che di litigi è da parecchio che non ne facciamo, suppongo che la stia percorrendo con la pace che in vita non aveva mai avuto se non da preso dal suo amore: l'eroina. Triangolo vi fu nel mio pensiero verso quella vita, e triangolo vi è nel mio pensiero di adesso verso la vita. Vorrà dir qualcosa?

 

( a capo )

 

Il peccato non è in chi o cosa si ama

ma in come si ama o si insegna ad amare

 

Ho passato la mia fanciullezza, agli " Esposti " e la prima giovinezza in un collegio retto da ecclesiastici. Con uno di loro, (stavo facendo la terza elementare), vi è stato un sentimento anche sessuale. E' ben vero che a quell'età non si sa, però già all'ora mi sentivo con istintiva chiarezza. Per quella lucidità non subii nessuna violenza psichica e ne fisica: tanto più, che, al proposito, non vi fu alcun tentativo. Nonostante i sentimenti che provavo e vivevo fossero informazioni di per sé, quando lo vennero a sapere i Superiori, nessuno me le spiegò, così, se proprio si vuole riscontrare violenza, certamente, la più deleteria fu l'ignoranza ed il silenzio in cui mi si lasciò.

 

( a capo )

 

Cammini

 

Non ricordo perché ho mandato questa lettera alla persona in indirizzo: un responsabile della Lila. Probabilmente, per farmi conoscere anche come persona. Anche per un bisogno di condivisione, forse. Non ho sbagliato nel credere nella cultura di quella persona. Ho sbagliato nel credere che fosse persona. Poveretta.

 

"Per quasi sei anni ho condiviso la vita con un dipendente da tossico sostanze. Con lui ho girato le "piazze" di Verona. Con lui ho esplorato la sua tossicodipendenza: quella da eroina. Con lui ho esplorato la mia tossicodipendenza: confusa, disordinata, disarmonica somma del suo stato e del mio. Lui era la "roba" di me, dipendente da lui, sia affettivamente che sessualmente.

 

Oltre alle piazze dello smercio, con lui ho esplorato la famiglia: dalla sua, al concetto di famiglia.

Abbiamo esplorato Ospedali e Centri medici deputati alle tossicodipendenze. 

Abbiamo esplorato i Referenti di vario genere e grado che si occupavano di tossicodipendenze.

Assieme siamo andati per uffici.

Abbiamo conosciuto "gente per bene" e "gente per male".

Nel nostro girare, abbiamo trovato del bene, dove, normalmente non avrebbe dovuto esserci e, del male, fuori luogo presso il bene.

Ora, lui ha finito il suo giro.

 

Per me, ed anche come Associazione, l'Aids si è rivelato una grande lezione di storia e di vita. Il tutto, per la caratteristica di essere sindrome, complesso di sintomi, confluenza di variabili, condizioni, stati.  Se prima ragionavo per settori, dopo, ho dovuto cominciare a ragionare per totalità. Da questa conclusione, la necessità di vedere sindrome, anche la Persona, anche la vita. Sotto questo aspetto, l'Aids che tanto "spaura", è stato il maestro che mi ha indicato la via. Quella che avevo cercato per anni, e che ho trovato dove non me lo sarei mai aspettavo: alla fine di una strada."

 

( a capo )

 

Sono partito dal mio bianco per conoscere il mio giallo

 

Dal giallo che ho conosciuto mano a mano verificavo il mio bianco, sono andato alla ricerca del Bianco che ha originato ogni giallo. Il bianco simbolizza la verità. Il giallo simbolizza l'amore. Con la fascia bianca, gialla e bianca, intendo rappresentare il viaggio della conoscenza della vita. Non ho posto inizio e fine a questa strada, perché, vita, è ricerca della verità che porta all'amore, che porta alla verità, che porta all'amore, e l'amore è comunione. Del tono dell'amore, (detto dal giallo) e della verità, (detto dal bianco), ho raggiunto la conoscenza che ho potuto. Avrei potuto di più?  Secondo la verità del mio spirito, no. Infatti, perdo la pace, se in quello che sono

Natura

voglio sapere di più

(Cultura)

della forza che posso:

Spirito.

 

( a capo )

 

I sensi iniziali

 

G  E' l'iniziale del cognome della famiglia adottante; sta anche per Graziano: nome scelto dalla famiglia che mi ha adottato.

 

O  E' l'iniziale del cognome di chi mi ha messo in adozione.

 

V  E' l'iniziale del nome che mi ha posto chi  mi ha messo in adozione.

 

Perché ho ritenuto necessario dire sui nomi? Mah! Forse per confermare che ogni destino ha più di una radice.

 

( a capo )

 

Mi hanno detto: sei pazzo o un genio

 

A me risulta di aver solamente disegnato, in senso trinitario unitario, dei principi noti da secoli.

 

( a capo )

 

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile

 

Sarà anche perché si conosce meglio il proprio simile, ma anche uno psichiatra ebbe a dirmi: sei pazzo! La definizione era detta con simpatia e l'intenzione non offensiva; è che cercando di definire una personalità estranea ai suoi schemi esistenziali e alla sua conoscenza, non gli era rimasto che il mestiere. La definizione del medico, (avevo conosciuto il dottor G. P. nell'ambito delle tossicodipendenze dove ho operato come associazione) mi sfagiola per più di in motivo. Ad esempio: mi libera dalle conseguenze del non dire in convenzione con altra norma o conoscenza. Siccome per essere legati o influenzati da un folle bisogna essere altrettanto pazzi, libera l'arbitrio altrui. Mi libera, inoltre, dal peso di dovermi dimostrare diverso da quello che sono. Frena chi potrebbe pensarmi, diverso da quello che sono. Chi sono? Semplice! Per quello che la mia Natura è, la mia Cultura sa, ed il mio Spirito sente, sono quello che sono, però, gli amici mi chiamano Vita.