"per Damasco" Verso la vita e altre storie

 

La parola è l’emozione della vita che dice sé stessa.

 
 

Affrontavo da tormentato la mia scolastica pochezza quando in Dante ho letto una licenza che ho fatto

mia: nondimen rimossa ogni menzogna tutta tua vision fa manifesta

e lascia pur grattar dov’é la rogna.

Mentre percorrevo la mia strada influito da una sarabanda di contrastanti emozioni non pensavo di arrivare dove sono giunto: passo dopo passo ai principi della vita.

 
Quelli che hanno letto degli scritti precedenti hanno certamente pensato: questo è fuori di testa! Non escludo che lo si pensi per questi, anche se credo di aver mediato fra “visione” e vista.
 
Mi è stato impossibile farlo, però, solamente secondo logica. Così, anche questa ha dovuto fermarsi sulla soglia dell’Inconoscibile. Oltre quella soglia, può proseguire solo la fede. 
 
In senso patologico non sono mai stato fuori di testa. Certamente lo sono sembrato, perché quello che stavo “vedendo” e che “vedo”, aveva divelto quello che sapevo (e so) di mio.
 
Più di vent’anni per arrivare a capirlo, più di vent’anni per arrivare a dirlo, e più di vent’anni per tornare come prima: almeno in apparenza. Va beh: cosa fatta capo avrà. 
 
Per quanto so e posso mi considero prevalentemente cristiano. Quando mi corrispondono, non escludo la mia adesione ad altri pensieri: religiosi e/o laici. Dal Cristianesimo mi scosto, tanto quanto diventa l’ergastolo di chi non sa, e/o può, e/o non intende condividerlo secondo Istituzione.
 
Come “per Damasco” sono quello che scrivo. Sul come lo faccio, si stenda un pio velo.
 

Non sono mai stato così perso da non rendermi conto che la mia capacità di parola è inferiore alla necessità di dire quello che immagino, senza risultare pesante e/o ripetitivo in eccesso. Per anni mi sono chiesto come eliminare questa possibilità. Mi sa che non ci sono riuscito. Così, ancora una volta devo tornare da capo: al Principio di ogni principio.
 

 La Teologia lo dice così:
 
 Dio

Cristo come Figlio                                                                      Santo lo Spirito
 
 Prima di cominciare a scrivere concordavo con l’interpretazione: non ora. Ora, di allora, conservo immutata la prima figura della Trinità. Della seconda e della terza, dico a seguire. Comunque stiano le cose (verificabili solamente secondo fede) per dire la mia trinitario unitaria versione della vita ho usato la stessa geometria.
 Per raggiungere quanto penso ho dovuto sciogliere l’aggrovigliata matassa che abbiamo
 
fatta diventare la vita; sciolta, ho ritrovato i suoi capi:
 
 
Natura
 
 (corpo della vita comunque formato)

Cultura                                                                                     Spirito
 

pensiero della vita                                                                    forza della vita
comunque concepito.                                                                comunque agita.
 
Ritrovati i capi originali e originanti di questo piano della vita, è possibile immaginare la trinitario unitaria figura del Principio della vita, senza ricorrere a dissidianti quando non inverosimili teologie?
 
 Si, mi sono detto, purché, del Principio ci si limiti ad immaginarne i soli principi:
 
 la Natura del Principio
 
è quello che al principio é
la Cultura del Principio                                                     lo Spirito del Principio
 
è vita della trinità per l’unità                                                è la sostanza e/o potenza
 
che ha originato ogni principio.
 
Nessuno dei tre stati può essere indicato come primo, come nessuno dei tre stati è il Principio. Principio, è l’inscindibile e assoluta unità fra i tre stati. Lo dico Principio, la vita al principio, perché non amo nominare invano e/o in modo vano.
 Se questa è l’immagine del Principio, mi sono detto, la seguente non può non essere che  
 
l’immagine a sua somiglianza:
 

Natura

corpo della vita comunque formato

    Cultura:                                                                                     Spirito:
 

 vita della trinità per l’unità.                                                 forza della vita comunque agita.

La differenza fra l’Immagine e Somiglianza non consiste in un diverso numero di stati, bensì, nello stato del rispettivo stato: primo, sovrano e assoluto quello del Principio. Relativo a questo stato della vita il nostro principio.

 

Per vita, del Principio intendo l’indefinibile, indescrivibile, e incomprensibile sostanza e/o potenza che, pur precedendo ogni sostanza e/o potenza, non precede quella del Principio. Nulla può precedere il Principio della vita.

 
C’è chi pensa che al principio della vita ci sia il Nulla. Libero ognuno di pensarla come crede, tuttavia l’affermazione non sta in piedi.  
 
Ammesso il Nulla come principio della vita, e ammesso che sia assoluto perché primo, ne consegue che il Nulla non non può emanare che il suo assoluto,  cioè, il Nulla. Non può fare altro, neanche come ipotizzabile possibilità. Nulla non può originare quello che nulla non è.
Quale sostanza origina il nostro principio? Direi la stessa sostanza del Principio: la vita.

Per vita, intendo la potenza (o Spirito) che anima ciò che ha messo in vita, permettendo, così, che si animi di quella che è stata animata. 
 
 Con il dire dei primi scritti:
 

 Spirito è ciò che anima. Anima è ciò che si anima. Ciò che si anima è vita. Lo Spirito è l’anima della vita. Nella Natura, la Cultura anima la vita, animata dalla forza dello Spirito.

 

 La forza dello Spirito è vita della Natura. La vita dello Spirito è forza della Cultura. Lo Spirito è la forza della vitalità della Natura che corrisponde con la vita della sua Cultura.

 
 

 Lo Spirito essendo forza è condizione di vita, ma non pone condizioni alla sua forza per non condizionare la vita.  

 
 Lo Spirito del Principio non è tanto né poco: lo Spirito è vita, e il suo spirito (la sua potenza) vitalità.
 

La vita non è stata originata dal nostro principio, pertanto, non possiamo dircene proprietari. Proprietari, invece, lo siamo della nostra, in ragione di quanto viviamo

 

secondo Natura
 

sappiamo secondo Cultura                                                           sentiamo secondo Spirito

 

Ogni ingerenza di vita su vita, devia la ricerca di Somiglianza con il Principio verso altre somiglianti forme del nostro principio. Dal momento che della vita e dei suoi principi, a loro volta sono alunne (ciò sul piano umano come su l’ulteriore) non è possibile sapere a priori, se sono maestri di Verità quelli che si dicono tali o tali vengono detti.

 

Dall’impossibilità a capire, come se ne viene a capo credendo a un solo principio: quello della vita sino dal Principio. Cosa ci rende vero questo credere? Lo rende vero l’assenza del dissidio, comunque attuato e/o comunque si manifesti, e/o comunque subito.

 Il dissidio nasce da una impropria corrispondenza fra gli stati della vita.
 
Ad esempio:
 
5 per la Natura.

4 per la Cultura                                                                      8 per lo Spirito
 
Di questa immaginata identità possiamo dire che è sufficiente nel corpo, meno nella conoscenza, e di più nella vitalità della forza. Per recuperare l’unità, lo spirito di quell’identità, deve mediare fra i suoi stati sino a porli nel paritario valore di Uno.
 
 Tanto quanto vi è riuscita mediazione fra gli stati, e tanto quanto lo Spirito è Paracleto.
 Nello stato assoluto della vita, lo Spirito è assoluto Paracleto già al principio
 
e nello stesso Principio.
 
 
 

 

 Il Principio è genesi del numero di ogni vita e genesi della vita di ogni numero.

Ovviamente, non sono in grado di immaginare la materia usata all’inizio per originare il tutto che ha originato tutto.  Nella Genesi, si parla di terra, e del “nato dalla terra”. Ripeto, allora, quanto ho domandato: può un principio assoluto generare ciò che non è assoluto? Se no, ripeto le stesse conclusioni: un Principio assoluto può generare solamente la potenza che è, e se è il principio della vita, può emanare solo i principi della sua, quindi, la vita come attuante principio, non, vita, intesa come l’azione di attuati viventi Nella Genesi e alla genesi, quindi, nessun Adamo e nessuna Eva: solo la vita del Principio che ha posto vita in quanto ha principiato per emanazione di sé.

Chi sia stato il primo nato dalla terra (o da inverosimile costola) è problema che interessa i poteri politici e/o religiosi, non, la ricerca di verità anche secondo ragione. La verità anche secondo ragione sa verificare i vani discorsi. 
 
Sto pensando che lo stesore della Genesi abbia detto materia la vita emanata dalla Vita, forse perché pensava di non essere capito e/o rifiutato se avesse detto e definito con esempi non sovrani. I pastori più avanti del gregge, infatti, sono persi di vista dalle pecore. Per analoghi motivi, anche estromessi dal gregge.
 
Succedeva ieri come succede anche oggi, al vivo che nel gregge non si vive per quello che il Principato e la Religione impongono che sia, si sappia, si senta.  
 
Vero è, che anche dei visionari possono giungere a essere creduti, e così diventare messaggeri dei principi della vita. Succede, però, tanto quanto vengono confermati da fattori terreni (storici propri e/o del loro ambito, e cultura, e/o perché portatori di facoltà che non riconosciamo come umane. Senza quei casi parlano nel deserto.
 
C’è chi è uscito da quel deserto imponendosi anche con la forza della violenza, e chi ne è uscito subendo la forza della violenza. Non possiamo sapere se una è migliore e/o più eletta dell’altra. E’ detto invece solo da ciò che crediamo secondo fede.
 
La fede è vita della speranza oltre ragione. La ragione è la speranza della fede nella vita. Alla vita sono ambedue necessarie, ma la fede non deve prevaricare la ragione, come la ragione non deve prevaricare la fede.
 
“Dove non si può dire è meglio tacere”. Non conosco affermazione più vera!
 La vita all’origine non è maschile e neanche femminile: la vita, è vita.
 
Maschile o Femminile lo diventa, in ragione dello stato della corrispondenza fra tutti e in tutti i suoi stati. Se prevalentemente determinante, è prevalentemente maschile; se prevalentemente accogliente è prevalentemente femminile.

Siccome, vita, è stato di infiniti stati di vita, lo stato prevalentemente determinante, non può non diventare anche culturalmente e spiritualmente accogliente: così nell’opposto caso.

 
Il carattere della prevalenza fra i due stati, forma e conforma la soggettiva sessualità.  Le infinite corrispondenze fra gli stati della vita, formano infinite pulsioni sessuali, tutte innestate nelle figure che ci sono state e ci sono biologicamente simili.
 
In ragione di infinite corrispondenze fra gli impulsi di vita, questa origina  infinite mascolinità o femminilità: vuoi nella Natura, vuoi nella Cultura, vuoi nello Spirito, vuoi nell’insieme delle cose. Dalle infinite pulsioni, la prevalente forma e conforma l’identità sessuale.
 
Vi sono figure sessuali socialmente riconosciute, e figure non ancora totalmente riconosciute dai Principati e dalle Religioni. Ciò che il loro potere non riconosce, però, è riconosciuto dalla vita perché paritariamente portatrici del carisma dello Spirito: la vita.
 I principi della vita sino dal principio sono:
 
il Bene per la Natura
il Vero per la Cultura                                                                      il Giusto per lo Spirito 
 Al principio e del Principio, somma corrispondenza di stati.
 
 I principi del nostro principio sono:
 
il Bene per la Natura

il Vero per la Cultura                                    il Giusto per lo Spirito

 
in ragione della corrispondenza di vita fra tutti e in tutti i suoi stati.

Ogni vita, indipendentemente dalla sua strada, è normale all’esistenza della vita, tanto quanto corrisponde alla norma mostrata dai principi del Principio.

Poiché vita è corrispondenza di stati, e poiché nessuno è in grado di giudicare quanto è riuscita o meno una corrispondenza fra i detti principi, ne deriva che ogni giudizio è intrinsecamente erroneo.

Ciò significa che il Principato e la Religione non devono normare per non errare? No, ciò significa che il Principato e la Religione devono normare il Fare del Cittadino, non,

 

l’Essere.

 

L’essere, in ragione delle norme sul Fare, deve essere messo nelle condizioni di normalizzarsi da sé, per confronto fra i suoi principi e quelli sociali e religiosi. Il confronto fra i suoi principi con quelli del Principio,  è materia di fede e di insindacabile giudizio. Se di norma prefissata dalla Norma della vita, ciò significa che siamo predestinati?

 
Solo dal Bene secondo Spirito. Nella via del Vero, no. Solo del Principio si può dire che è predestinato. In quanto vita in assoluto, infatti, non poteva non predeterminarsi in assoluto, e un Assoluto non può cambiare stato e/o condizione.
Se al principio fu creata la vita, e se un Assoluto non può dare che il suo Assoluto, il tutto in cui stiamo e nel tutto che siamo è una creazione continua?
 
A mio vedere, no. Un Principio assoluto, non può ripetere il suo assoluto. Lo può, però, emanare continuamente, e se è potenza assoluta quella che emana, e se è la sua vita che ha emanato come potenza, quella potenza continua a emanare vita. Si può dire, allora, che dall’iniziale Creazione sia seguita l’Evoluzione.

Un  Principio assoluto non può generare nulla che sia altro da sé. Siccome il suo assoluto Sé è la vita, può essergli figlio solo quanto ha direttamente generato: la vita.

 
E’ certamente vero: tanto quanto siamo fratelli di quel figlio (la vita) perché ne adottiamo i principi, e tanto quanto siamo somiglianti al Principio della vita: Padre, secondo l’eletta visione del Cristo evangelico, e Nome in cui abbandonare la propria volontà di vita secondo l’eletta visione di Maometto. 
 
E’ certamente vero: tanto quanto siamo coscienti dell’esistenza del Padre (il Principio) perché siamo coscienti dell’esistenza del Figlio (la vita) e tanto quanto siamo eletti figli della vita del Padre, indipendentemente, dalla Cultura usata per nominare il Principio.

Erroneamente intendendo le basi del rapporto fra Immagine e Somiglianza, ci siamo raffigurati il Principio, a nostra immagine. Con ciò, abbiamo dato al Principio, facoltà di parola e di coscienza. Pertanto,  
 
IL PRINCIPIO
 

E’ VERBO                                               e                                              PAROLA

(Io sono)                                                                                                   (Vita)

 
In quanto Assoluto il Principio è inscindibile unità.
 
Necessariamente ne consegue che il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio.

In quanto prima vita la Parola del Principio è stata anche la prima voce.

Per prima voce intendendo, l’emozione della potenza che ha definito sé stessa.
 
Ipotesi sia
 
 

Tutti siamo in medium fra Vita e vita, perché tutto è necessario per diventare vita secondo il Principio e i suoi principi. Se tutto è necessario al Bene, principio dela Natura, ne consegue escluso solo il Dolore.

 
Il Dolore è male naturare e spirituale da errore culturale.

A maggior Errore, maggior Dolore, maggior Male.

Ne consegue che la vita esclude il Falso e l’Ingiusto.

Se la vita è una costruzione di paritari principi, nessuno può dire che un geometra gli sia più necessario di un manovale.

 
 Al più, può crederlo il geometra e non crederlo il manovale
 
se esaltano e/o deprimono il Corpo
 
esaltano e/o deprimono la Mente                  esaltano e/o deprimono lo Spirito.

Esaltazione e Depressione non permettono al trinitario stato della vita di diventare unitario. Lo può solo lo stato di pace detta dall’assenza del dissidio.

Vi è pace, tanto quanto la vita cassa il dissidio fra i suoi stati. 
 
Alla cassazione del dissidio subentra il silenzio nella mente, e la quiete nel corpo e nello spirito.  
 
Poiché al principio non può esserci stato alcun dissidio nel Principio, e quindi, neanche l’errore, il silenzio è il luogo del principio della Verità in ogni verità. 
 
Il silenzio di Cristo alla domanda “cos’è la Verità?” mi è di confortante conferma.