un po' di qua e un po' di la

Bar Aurora di Este (PD) 

 

Avrò avuto 17/18 anni. Forse meno. La titolare era una stronza. Di quelle che anni dopo avrei riconosciuto come avioprive. Sia nel senso di avio maschile che, latente o no, di quello femminile. La data della foto non centra niente. E' stata messa dalla camera che ho usato per fotografare la foto. E' stato il titolare a insistere perché prendessi la patente. M'ha fatto fare pratica con la sua 600. Costava 800 mila lire. Era appena uscita. La patente mi era costata 40mila lire, mi par di ricordare. Percepivo otto mila lire alla settimana.

 

Al MazooM di Desenzano.

 

Disco fashion, ma io di fashion da mettermi non avevo proprio niente, così, ci sono andato con indosso una tuta da Karate che avevo comperato in un saldo solo perché mi era piaciuta. Si dice che l'abito non fa il monaco, come una tuta non fa un karateka, ma è vero solo per quelli che non hanno bisogno di "monaco" o di "abito".

 

Sono al campo militare dalle parte del Vesuvio

 

Da s.Giorgio a Cremano, scarpinata di una decina di kilometri. Niente acqua. Una polvere della madonna. Naturalmente, le batterie erano scariche. Da sempre. L'amico era ufficiale per prestato cappello, e io stavo recitando qualcosa perché qualcosa bisogna pur di essere eguali.
 

 

Al Filarmonico di Verona.
 

Con uno spruzzino dovevo mantenere l'umidità nel palco, in modo che la polvere non si sollevasse dal piano. Tanto per cambiare non mi ricordo in che hanno è stato. 1985/90 direi. I macchinisti ci mettono del vino nello spruzzatore. Me l'hanno detto in questi giorni. Non me n'ero accorto. Certamente me ne sarei accorto se ci avessero inzuppato il libro.

 

Sono al sabba.

 

Serata post festiva. Il personale più della clientela. Non mi accorgo che mi hanno fotografato. Me lo fa notare il fotografato assieme a me. Metto la mano sulle perle . Come da copione.
 

Moncalieri (TO) Ristorante Al Sangon

 

dal nome di un fiumiciattolo dal brutto carattere che scorreva lì vicino. Mina cantava Renato, Renato, e la Pavone, La partita di pallone. A Torino festeggiavano il centenario dell'Unità d'Italia. A Moncalieri, ho comperato il mio primo Oscar Mondadori, il primo orologio: era un Lanco. Vivevo con le mance. Con il primo stipendio che gli ho mandato mia madre si è comperata un Allochio Bacchini.  Non ricordo d'averla mai vista sorridere, ma quella volta si.
 

S.Cristina di Ortisei

 

Per la stagione invernale ci sono come cameriere. Dopo militare. Sui 24/25 anni, direi. La ragazza è presa di me. Sentivo chiaramente di essere zuppa, ma sapevo ben poco anche sul pan bagnato, così, faccio finta di non accorgermi della sua scelta. Non bella di viso ma con delle gambe stupende. Non ho potuto capire altro di lei perché parlava altoatesino e un italiano elementare. Correva il 68 ma non nella mia mente e neanche da quelle parti. Dicevo "napoleonica" la giacca che indosso. Mi bastano solo un po' di soldi in tasca per fare disastri. L'avevo comperata a Torino, dove ho lavorato presso un tennis club della Fiat, e da dove me ne sono andato perché non avevo proprio nulla da fare, aspettare le ore a parte.
 

Con una passione rom

 

L'avevo conosciuta nel giro della notte. Le "amiche" mi dicevano che stavo diventando la cognata di tutti gli zingari. Che lengua, le culandre!
 

Fattorino in una ditta di pubblicità.

 

Mi chiamano Flash perché non fanno in tempo a dirmi di andare che già sono tornato. Durante una cena aziendale mi rifilano il bambino di uno della ditta. Non sembra particolarmente convinto. Neanch'io, ma reggiamo la parte. Come con i fiori, anche con i bambini non ho empatia. Non capisco i loro bisogni, e se li capisco, non so come attuarli o quanto devo o non devo. Sarà perché mi ricordo di essere stato piccolo ma mai bambino. Al più, minore. 1985/90, direi.
 

In Prato della Valle a Padova

 

con la Guzzi e un amico di Dolo (la Dolo_rosa, appunto). Mi lasciò senza fanale (non l'amico) da Dolo sino a Verona! Non ricordo che fine gli feci fare.
 

La Mary! 

 

Gestiva il ristorante NSU del Cavallino di Venezia. Io ero Lagunare a s. Nicolò. Per la festa del  reggimento mi spostano nel suo ristorante. A fine naja mi assume. Ci faccio due o tre stagioni, non mi ricordo. Ci lasciamo male, più per problematiche mie che per le sue. Sono stato anni senza pensarci ma non l'ho mai dimenticata. Niente di sessuale, naturalmente, anche se una volta m'ha usato per calmare le sue tensioni come ho capito dopo. Pensavo che non stesse bene. No, non ero uno stupido, ma, mona, certamente si!

 

Ancora con la Mary in un locale notturno di Jesolo.

 

Finito il servizio di ristorante ci siamo restati sino all'alba. A far che non me lo ricordo proprio, a parte la mia prima coca cola con whisky. Forse due. Forse tre. Alle sette, poi, senza dormire, ho servito da solo 90 colazioni! Quella capacità c'era. Latitava il resto.
 

Con una collega del ristorante.

 

Storia nata per la foto e finita con lo scatto.
 

Nella casa che ho abusivamente occupato a B. Nuovo

 

Venivo da un seminterrato del Rione Filippini. Pressoché in centro. Le... amiche, diplomarono l'azione concedendomi un nomignolo parafrasato dal  titolo dall'opera di Puccini: la Vitaliana in Algeri. Giusto per dire l'ambito e l'inquilinato. allora quasi composto dal nostro Sud.

 

Ero magazziniere - facchino in una ditta di trasporti.

 

In direzione dicevano che portavo i pacchi come vassoi! Con colleghi di lavoro, sono al Carnevale di Venezia. Secondo il comune intento dovevamo sembrare la Banda Bassotti. Fotografo da uccidere!
 

Cameriere al Du Lac di Bardolino.

 

Nella prima sono seduto al balcone del ristorante. Di spalle il capo cameriere. Lo sembravo più io, mi dicevano. Nella seconda recito il cliente spocchioso che chiama la portineria. Ilarità da necessario cameratismo più che da piacere. Il Du Lac è diventato una Scuola Alberghiera.. Correva il 71/72. Io, da nessuna parte.
 

Prima casa. Ai Filippini in un seminterrato. 16mq

 

In quella prima casa ci sono stato otto anni. L'ho trovata, favorito dalla conoscenza di un veronese, che a sua volta conosceva un attore mantovano, credo, che avevo conosciuto all'hotel Aleramo di Asti dove lavoravo come cameriere. In lavanderia non mettevano sigla alla mia roba perché la riconoscevano dall'odore di muffa. In quella casa ho subito una decina di furti. Qui ho rischiato una fatale intossicazione da gas. Qui ho cominciato a vivermi. Non dalla sera alla mattina, ovviamente, tanto è vero che, a vista, fui chiamato Silvio Pellico e le sue prigioni! Evidentemente, erano tante, grosse, e in superficie.
 

In Abano Terme.

 

 La macchina è di un cliente..  Non ricordo l'anno, ma ricordo di essere stato licenziato a causa delle proteste del cuoco. Già all'epoca avevo il vizio di dire tesoro a tutti quanti, e gliel'ho detto. Non sono il tuo tesoro, ha obiettato. Non ci faccia caso, gli ho risposto, io dico tesoro anche alle merde che trovo per strada! Sul momento l'ha intascata, tuttavia, senza prenderla bene visto che più tardi lo stesso titolare si è messo a gridare "licensiè el poeta!" Ho dovuto andarmene nel giro di un'ora! Magro, lo stipendio dei liberi. Non è stato il primo.

 

Scuola delle Trasmissioni di S. Giorgio a Cremano. 1962/64

 

Foto da chiusura corso della mia Compagnia. Sono andato, poi, alla Piave di Mestre. Un orrore unico. Se a Napoli ho rischiato due denunce al tribunale militare, e una al campo nei pressi di Pordenone, a Mestre solo una. Mica ero violento. Non sapevo tacere! Tutti e quattro i casi sono finiti in niente perché sapevo anche parlare. A Napoli, pure scrivere, tutto considerato.. Mi dissero, infatti, che la denuncia al tribunale militare (per me, assieme ad altri tre)  è stata fermata grazie al rapporto sui fatti che ho scritto Colonnello. Di fatto una puttanata, ma i denuncianti avevano presentato il caso alle gerarchie come insubordinazione. Capitati male con me. Con me, hanno rischiato di fare quella dei cretini; e dei cretini nelle piazza di s.Giovanni a Teduccio (da allora nel mio cuore)  si sono presi i sottoufficiali che ci hanno fermato solo perché stavamo andando in quella piazza marciando. Eravamo un po' allegrotti per la cena di fine corso, è vero, ma mica ci stavamo andando con le bombe! A militare, ai miei tempi, con queste puttanate, i sottufficiali si facevano avanzamenti di carriera!

 

Sul tetto della caserma.

 

Il braccio posato dice una mia dipendenza. Naturalmente, ero l'unico a saperla. All'epoca, mica le sapevo gestire le mie... dipendenze. Veneziani, lo sciagurato che fa il pistolero e quello alla sinistra. Di varie parti gli altri. Non ricordo come ci sono finito in quella banda. Ricordo, però, che hanno fatto in modo di includermi, o quanto meno di non escludermi. Mah! Qualcosa avrò suscitato.

 

Foto di fine corso per marconisti.

 

Sono fra i rari con la quinta elementare. Sapevo trasmettere bene ma non ricevere altrettanto. Bocciato! Nella foto sono il primo a destra dei quattro in basso. Ho avuto la mia prima licenza dopo sei mesi. Il biglietto Napoli - Verona me l'hanno pagato loro. Ha casa ho trovato solo povertà e di che far ricoverare la Cesira: d'urgenza. In quattro mesi un linfogranuloma se l'è portata via.

 

Epoca dei maxi cappotti.

 

Questo era di velluto nero. Una professionista che batteva in Stazione pensava che fossi un prete. Quando mi vedeva si nascondeva perché aveva un figlio al Don Calabria. Temeva ritorsioni. Abitavo al Rione Filippini, all'epoca. Di maxi avevo anche un soprabito di tela cerata, bianco! Aiutando a rialzarsi un'anziana che era caduta, mi capitò di lasciarlo andare per terra! Il titolare di una verniciatura per auto vide la faccenda. "E pensare che i ghe dise su", lo sentii dire, guardandomi.

 

Ritratto da un amico di Este (G.M.)

 

Carnevale

 

Un po' per celia e un po' per non morir decido di farmi fare un costume. Mi faccio affascinare da un 80x80 di uno scampolo di velluto viola che dicono imperiale. Ma che me ne faccio di un 80x80?!! Allora, per questo, no, per quell'altro neanche, figuriamoci per un mantello!!! Lo compero lo stesso!  Sentita una sarta, bastava a mala pena per un corpetto. Si va bè, e mo'? E mo' ho aggiunto e poi aggiunto: ne è venuta fuori la Gazzabinskaja! Immaginate un vestito russo dei primo 800, con strascico: sul metro e mezzo. E' in damasco (tanto per restare in tema!) con disegni in oro. Mi è costato un capitale, ma, cosa non si fa, quando si ama! Sono andato al carnevale di Venezia abbigliato così. Quando ho comperato il biglietto a Verona (prima classe, vero!) si è girata la stazione: che goduria! Sceso a Venezia, sono andato per le irti calli, non come maschera, ma come chi va a vedere le maschere. Vestita solamente di damasco e qualche seta, non vi dico il freddo boia che ho patito. Ne è valsa la pena! Devo avere qualche foto, in Giappone! Sul sera tardi sono entrato in una rinomata osteria. Alla vista di cotanta aristocratica, si è immediatamente tacitata ogni chiacchiera di cucchiaio, ogni commento di forchetta. Tutti bloccati! Andando verso la stazione un bischero in cerca di guadagni mi ha seguito non poco. Ed io ci sono stato, nel farmi desiderare! Col cacchio, però, che sono entrato nei vicoli, dove, anticipando il mio passo, mi aspettava. Gazzabinskcaja, sì, ma scema no. Non per così poco, almeno!